(Roma)
Stregheria o Vecchia Religione delle streghe è una parola rinata
principalmente da parte dell'antropologo Charles Godfrey Leland e da
Raven Grimassi, per riferirsi alla Tradizione Italiana della
Stregoneria. La Vecchia Religione delle streghe italiane raggiunge il
suo massimo splendore nel XIV secolo ma affonda le sue radici in un
sistema spirituale molto più antico, derivante dai culti pagani delle
streghe italiane pre-etrusche devote alle dea Diana. Il Culto
delle Streghe è un culto lunare, concentrato sulla Celebrazione delle
Lune Piene (Veglioni), dove venivano recitate preghiere canti,
danze e banchetti con del pane e del vino. Chi sono dunque in realtà
queste donne dotate di poteri occulti, accusate di
essere mediatrici e complici del demonio, liquidate
dall’occidente cristiano come resistenza al nuovo
spirito razionalista che si stava imponendo agli albori dell’ età
moderna? A questo hanno cercato di rispondere Fiorenza Taricone, Maria
Paola Fiorensoli, Pinuccia Di Gesaro, Monica Grasso, Monica di Bernardo,
storiche e antropologhe italiane, al
secondo incontro nazionale sulla
stregheria organizzato alla Casa Internazionale delle donne di Roma,
giovedì 13 marzo.
Questa storia drammatica su cui convergono varie chiavi
di interpretazioni ha una sua radice innegabile: la repressione
delle donne e il disfacimento della soggettività femminile
vista come radicale ostacolo alla cultura del dominio.
Lo scontro fra la scienza e la fede che si consuma agli albori
dell’ epoca moderna, tra potere ecclesiastico e nuova scienza, ebbe come
effetto quello di schiacciare la corrente dell’ umanesimo, presente sia
nella chiesa che nel mondo scientifico, segnate da un profondo amore per
la natura. La supremazia del logos sul mythos, costante della nostra
storia occidentale, innervata dal cuore della civiltà greca si riafferma
prepotentemente sul finire del 500, chiamando la chiesa ad una sfida
irrinunciabile: la modernizzazione e il rinnovamento del proprio corpus
teologico. In piena epoca di controriforma, il cristianesimo,
si fa portatore dell’aristotelismo, di una mentalità moderna, che
rientra ormai nell’ambito di un pensiero razionalistico e ‘geometrico’ e
che non offriva più spazio né credito alla cultura naturalista del
Rinascimento.
La contesa tra il razionalismo e la religione per
l’egemonia di un nuovo mondo ha come risultato culturale e
politico è sempre lo stesso: l’annullamento della soggettività femminile
come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura. La Chiese
intuisce il pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura, la
custode di un vecchio ordine simbolico, costituito da riti e credenze
che il tempo, quello maschile della scienza e della chiesa cerca di
superare. Le persecuzioni delle streghe non furono soltanto un fatto
della storia medioevale. Non convince, infatti, l’ipotesi liberale che
addita all’ oscurantismo
medioevale, intriso di misticismo e occultismo, la credenza nelle
streghe e gli atti persecutori contro le donne, insufficiente a
spiegare questa persecuzione brutale e sistematica che raggiunge
l’apice , tra il 1560 e il 1630. Gli ultimi processi contro le streghe
ebbero luogo nel 1775 in Germania, nel 1782 in Svizzera e nel 1793 in
Polonia
La pratica di repressione e uccisione, di cui si macchia soprattutto la
chiesa, ha colpito
indiscriminatamente intere genealogie di donne . Figlie di donne
processate per stregoneria, subivano la stessa sorte ree di contenere il
germe del demoniaco. Ma come spiega la storica Pinuccia di Geraso,
ricondurre il complesso fenomeno della stregheria esclusivamente alla
politica di reprimere il sesso e la donna appare, tuttavia, eccessivo.
Con questa interpretazione, infatti, rimarrebbe inspiegato perché in
Italia i processi siano così pochi e perché la Spagna rivolga le sue
armi repressive verso differenti obiettivi (gli ebrei e i mori,
convertiti con la f orza in passato), trascurando le donne. D’altro
lato, l’accusa di stregoneria serve spesso a controllare, perseguitare e
distruggere strati sociali e comunità ostili, come nel caso dei
montanari e dei contadini. Tuttavia la diffusione e la persistenza delle
dottrine e delle immaginazioni intorno a streghe, stregoni sollevano
anche altre questioni, relative all’insicurezza collettiva, che spinge a
riversare su qualche “responsabile la colpa delle calamità ricorrenti,
delle malattie e delle pesti. E’ da ricordare la grande responsabilità
non solo della chiesa ma anche civile ai processi alla streghe. Le
streghe spesso sono guaritrici di paese, praticano una medicina empirica
a base di erbe e che assiste in particolare, per antica funzione pratica
e simbolica della donna, alla nascita e alla morte.
Costrette a vivere fuori dai centri abitati, amano la
disobbedienza e utilizzano le piante spontanee che a quei tempi sono
considerate velenose come quelle della famiglia delle “Consolanti”, tra
cui la belladonna, che contengono alcaloidi dotati di proprietà
analgesiche e antinevralgiche e che, per non diventare intossicanti,
vanno utilizzate in piccole dosi(forse è lì che nasce l’odierna
dell’omeopatia).
Ma per circostanze e per ragioni che spesso ci sfuggono, la guaritrice
cessa di essere vista come figura positiva e diventa il capro espiatorio
della comunità. Come è possibile che per tre secoli sia così ampiamente
accettata da tutte le classi sociali, e a vari livelli di istruzione, la
credenza nell’esistenza reale delle streghe? Jean Bodin, filosofo del
XVI, è autore del testo “Demonomanie”, scritto con il fine di correggere
la debolezza dei giudici, nel condannare un fenomeno ritenuto pericoloso
per la saldezza dello stato sostiene che la ragione maschile vuole
reprimere un fenomeno poiché rasenta i terreni del potere femminile.
E’ riconoscibile attraverso Bodin un’epoca ostile verso un
eventuale potere, sia della donna-regina sia della donna-strega. Ed è
qui che ci rimanda nuovamente la questione, nonostante le fonti storiche
offrono varie e diverse ipotesi, ad un’ espediente strategico e
innegabile, divenuto pratica rituale e consolidata di cui si serve
l’umanità in crisi: lo scardimento di un simbolico femminile si
resistenza al potere maschile.
La competizione storica delineata sopra per l'egemonia sulla modernità
prosegue oggi, pensiamo al dibattito sull’aborto di questi ultimi mesi.
Le modalità sono diverse, ma resta una competizione fra culture maschili
che si alleano per togliersi di mezzo l’ostacolo comune e cioè la
soggettività femminile. E’ il caso di dire che le streghe son tornate!
(Delt@
Anno VI°, N. 61 del 17
Marzo 2008)
Angela Ammirati |