(Napoli)
“Creature della notte, ammiccanti apparizioni agli angoli delle strade,
i/le transessuali - i travestiti di ieri o femminielli di una
letteratura antica, ma ancora seducente - scrive Stefano de Stefano, del
Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus Italia - sono un
pezzo significativo della storia di Napoli, un segmento piccolo
numericamente ma fortemente identitario. Non stupisca quindi il fatto
che a questo pezzo di comunità partenopea, che venerdì a Napoli è venuto
fuori allo scoperto alla luce del sole, a difesa di un diritto non
scritto ma ritenuto leso, sia legata una produzione culturale
sterminata, che va dalla letteratura alla musica, dal teatro al cinema.
Un mondo rappresentativo che affonda le radici in riti antichi come la
figliata d'è femminielli, citata da uno scrittore come Curzio Malaparte
nel suo libro «La pelle» e successivamente dalla regista Liliana Cavani
nell'omonimo film”. Venerdì’, con foulard e cappucci neri a coprire il
viso, bocche imbavagliate, corpi incatenati a indicare l’invisibilità di
soggetti storicamente emarginati, non accettati nella loro libertà di
espressone, soggetti cui è negato lo statuto di esseri normali, hanno
manifestato con orgoglio la loro dignità. Per strada, il luogo dove
esercitano un “lavoro” che la società non gli permette di cambiare,
hanno rivendicato il diritto a condurre una vita dignitosa, chiedendo
politiche sociali, formazione e lavoro altro. Quello che viene
sistematicamente negato “non appena mostri un documento d’identità”,
come ha ricordato qualcuno tra i/le manifestanti che l’Associazione
TransNapoli ha portato in Piazza San Giacomo per protestare contro la
giunta comunale guidata dalla sindaca Rosa
Russo Iervolino che in
questi giorni sta discutendo l'emanazione locale del decreto
legge ministeriale con il quale saranno punite prostitute e senza fissa
dimora. Insieme alle circa cinquanta attiviste del movimento transgender
si sono unite un centinaio di persone tra gli operatori delle
cooperative sociali, l'Arcigay di Napoli, i Giuristi democratici e
Medicina democratica. Non una semplice sfilata per ostentare il proprio
orgoglio di genere, ma un momento di denuncia teso a far capire che non
hanno nessuna alternativa alla prostituzione, nessuna opportunità di
cambiare realmente le loro vite. Vite ad alto rischio di esclusione
sociale. “Lo facciamo solo per sopravvivere e se intendono
approvare questo provvedimento ci arrestino pure. Almeno – è il parere
concorde di tante - in carcere abbiamo un pasto caldo e un tetto per
dormire'. Sulle alternative per una prostituzione più sicura nemmeno a
parlarne. “Crediamo - sostiene la vicepresidente dell'associazione
napoletana, Loredana Rossi – che mandare le lucciole al chiuso vietando
la prostituzione in strada non sia una risposta adeguata, anche perché
in nome della sicurezza, o meglio del decoro, si finisce per tutelare
ancora meno le prostitute, esse stesse spesso vittime di episodi di
microcriminalità” Carmen, Loredana e le altre trans spiegano come in
altre città qualcosa invece sta cambiando, e a riprova hanno citato
l'esempio di Bologna, o della Regione Toscana che ha erogato (grazie al
Fondo Sociale Europeo) una carta di credito a loro riservata, 2.500 euro
da spendere in due anni, per frequentare corsi di formazione
professionale. Nel centro per l'impiego di Pistoia, ad esempio, la
carta Ila (Individual learning account) viene utilizzata per permettere
ai trans di studiare e aggiornarsi per poi trovare un canale d'ingresso
in un'azienda, un ufficio, un ospedale, un luogo in cui costruire un
futuro e dei rapporti umani e professionali senza sentirsi emarginati,
strani, diversi, osservati. Questo hanno voluto testimoniare scendendo in piazza
– cosa inedita – a Napoli, la loro invisibilità al mondo cosiddetto
“normale”, la loro emarginazione e vulnerabilità, perché, non lo
dimentichiamo, molti/e tra loro sono vittime della tratta di esseri
umani. Vittime che scarsità di risorse per politiche sociali a loro
destinate e grazie alle quali era stato possibile aprire centri di
accoglienza, a Napoli come in altre città, le/li mettono ancora più a
rischio.
(Delt@
Anno VI, N. 196 del 13
ottobre 2008) |